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  1. colliernoire:

    Ruth Elisse Plummer, 1937, photo by Alfred Eisenstaedt

    (via enequilibresurunfil)

  2. Man ray -  “La donna violino”

  3. I nostri occhi - Guido Catalano

    era notte, credo
    quantomeno buio
    o forse indossavo occhiali da sole
    probabilmente tenevo gli occhi chiusi
    o ero morto

    intuivo cielo e luna
    o forse era soffitto
    o lampadina a basso voltaggio

    tu t’eri tolta le scarpe
    me l’hai detto anche
    perché forse hai capito
    che sono uno che non guarda mai sotto i ginocchi

    “guarda, mi sono tolta le scarpe”

    e avevi delle scarpe senza senso
    sembravano quelle di Dorothy
    sembravano le Scarpette della Strega Cattiva dell’Est
    le scarpette rosso rubino

    ed io
    lo sai
    mi sentivo
    contemporaneamente
    il Leone Codardo
    lo Spaventapasseri
    il Boscaiolo di Latta

    uno e trino
    ma vedevo quadruplo
    grazie all’abbondante dose di vino
    assunta nelle ore precedenti

    e avrei voluto raccontarti
    di che belle gambe hai
    e di come
    ci si sente
    senza coraggio, cuore e cervello

    e avrei potuto dirti
    di quell’esatto attimo
    in cui
    ci si rende conto che tutto
    può andarsene a fare in culo
    esattamente
    in
    un attimo

    ma non l’ho fatto

    ed era molto notte
    sicuramente buio
    ero vivo

    ed i nostri occhi non vanno nascosti dietro lenti nere
    poiché sono belli i nostri occhi

    a costo
    -ascoltami bene-
    a costo
    di bruciarli
    come quando si guarda
    pieni di meraviglia e stupore
    l’impossibile eclissi

  4. “I’m just a shot, then we can die
    I know I won’t be leaving here with you
    I say don’t you know
    You say you don’t know
    I say… take me out!”

    Franz Ferdinand - “Take Me Out”

  5. Alessandro Baricco, Oceano mare

    Posa la penna, piega il foglio, lo infila in una busta.

    Si alza, prende dal suo baule una scatola di mogano, solleva il coperchio, ci lascia cadere dentro la lettera, aperta e senza indirizzo.

    Nella scatola ci sono centinaia di buste uguali. Aperte e senza indirizzo.

    Ha 38 anni, Bartleboom. Lui pensa che da qualche parte, nel mondo, incontrerà un giorno una donna che, da sempre, è la sua donna. Ogni tanto si rammarica che il destino si ostini a farlo attendere con tanta indelicata tenacia, ma col tempo ha imparato a considerare la cosa con grande serenità.

    Quasi ogni giorno, ormai da anni, prende la penna in mano e scrive.

    Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare.

    E a chi, se non a lei? Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle –Ti aspettavo.

    Lei aprirà la scatola e lentamente, quando vorrà, leggerà le lettere una ad una e risalendo un chilometrico filo di inchiostro blu si prenderà gli anni –i giorni, gli istanti– che quell’uomo, prima ancora di conoscerla, già le aveva regalato.

    O forse, più semplicemente, capovolgerà la scatola e attonita davanti a quella buffa nevicata di lettere sorriderà dicendo a quell’uomo

    Tu sei matto. E per sempre lo amerà.

  6. (via imgfave)

  7. St. Vincent - “Marrow” (di 4ADRecords)

  8. (via wolf-fucker)